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Capestrano Castello Piccolomini

Capestrano Castello Piccolomini Capestrano è un grazioso centro che sorge sull'antica necropoli di Aufinium nell'alta valle del Tirino. Il paese si sviluppò tra l'XI e il XII secolo intorno alla torre di difesa, acquisendo, in seguito, l'aspetto di borgo fortificato. Domina la piazza centrale il castello: costruito tra il XV e il XVI secolo e oggi sede del Municipio, è appartenuto a numerose famiglie nobili, come gli Acquaviva, i Piccolomini e, dai Medici. Caratteristico è il cortile interno a forma triangolare con un antico pozzo, poligonale all'esterno, circolare all'interno, con due colonne collegate da architrave. Capestrano è menzionato per la prima volta in una donazione del 1284 fatta da Carlo I a Riccardo d' Acquaviva.

S. Pio delle Camere Castello

S. Pio delle Camere Castello recintoIl Castello di San Pio delle Camere merita una particolare attenzione per la sua pianta icnografica, ossia per il suo disegno. Mentre tutte le torri dell'Abruzzo e dell'Italia in genere si riconducono a tre principali schemi secondo i quali vengono classificate in quadrate, circolari e poligonali, la torre di San Pio è a puntone, cioè composta di un quadrato e di un triangolo equilatero. Inoltre alla torre è collegato un terreno, circondato e difeso da alte mura, per cui tutto l'insieme prende il nome di "castello recinto". Il puntone ha una direzione precisa e cioè rivolto verso il luogo da cui si presumeva che potesse venire l'attacco, in modo da offrire la maggior resistenza possibile. Lungo le mura del recinto, verso la metà, vi erano torri periferiche che, mentre facevano da rompitratta, concorrevano alla difesa. Gli storici concordano sul fatto che il castello non fu abitato, o lo fu solo occasionalmente e per breve tempo dai baroni che lo possedettero e che la sua costruzione avvenne in due tempi (la torre è certamente più antica, le mura della cinta posteriori e risalenti al Cinquecento).  

Bominaco – Caporciano CastelloSituato s

Bominaco – Caporciano CastelloSituato sulla cima del colle che domina Bominaco, non lontano dal borgo di Caporciano, il castello venne verosimilmente edificato durante il XII secolo. Distrutta dalla guerra tra Angioini ed Aragonesi, la fortezza venne ricostruita da Cipriano da Iacobuccio da Forfona, previo consenso di papa Martino V. Il castello aveva  solo funzioni militari e non abitative, a difesa del monastero e degli abitanti del luogo.
La sua struttura è costituita da una cinta muraria trapezoidale, interrotta da torri a base quadrata, e da una imponente torre circolare di avvistamento, costruita intorno al XV secolo. Probabilmente, sulla sommità di questa torre si accedeva tramite scale di legno amovibili, dato che non sono stati rinvenuti indizi che facciano pensare ad altri tipi di strumenti strutturali possibili di accesso.  Le mura sono state costruite con la metodologia a sacco, molto usata per la realizzazione di edifici storici e difensivi, con pietre di piccola pezzatura. La sua composizione era essenziale per permettere al meglio la sua difesa anche da parte di tutti gli abitanti.  
Il castello, oggi agibile perché recentemente restaurato, è raggiungibile attraverso un sentiero moderatamente scosceso dalla frazione di Bominaco.

San Felice d'Ocre –

San Felice d'Ocre – Ocre CastelloIl Castello, o meglio l'impianto fortificato di Ocre, sorge su di un'altura (m. 933) di straordinaria bellezza per il suo panorama che spazia verso la Catena del Gran Sasso, quella della Maiella e la conca aquilana. Presenta una poderosa cinta muraria, conservata per intero, del perimetro di circa 470 metri, di forma irregolare a causa della posizione e rafforzata da torri quadrate agli angoli. Le mura racchiudono abitazioni a schiera allineate lungo quattro assi viari convergenti verso la chiesa, posta nell'angolo sud della cinta e della quale rimangono solo alcune tracce della pianta. L'ingresso al Castello avviene attraverso una porta ogivale duecentesca simile a quella del vicino Monastero di S. Spirito d'Ocre.Non si conosce la data della fondazione del castello, presumibilmente assai antica. Sorse probabilmente sul posto dove si trovava l'Acropoli della città romana di Aveia. Distrutto dagli Aquilani nel 1280 venne fatto ricostruire da Fortebraccio nel 1424. Rioccupato l'anno dopo venne man mano degradandosi fino allo stato di rudere. -

Barisciano Castello recinto

Barisciano Castello recinto Il castello di Barisciano, posto sulle pendici del monte Selva, dai suoi quasi 1500 metri d'altezza domina l'altopiano di Navelli. Esso era sorto a controllo di quella parte del territorio percorsa dal tratturo che congiungeva L'Aquila a Foggia. Il borgo sottostante, precedente al castello, sorse intorno all'VIII secolo e la sua posizione strategica, a difesa della piana di Navelli e di un importante accesso al Gran Sasso, lo pose costantemente al centro di scontri e battaglie. La fortificazione, notevolmente più in alto rispetto al centro abitato, è invece risalente al XIII secolo e fu tra quelle che parteciparono alla fondazione della città dell'Aquila, alla quale appartenne fino al 1529 per poi divenire feudo di famiglie aristocratiche. Nel terzo decennio del XV secolo fu occupata, dopo un duro assedio, dalle milizie di Braccio da Montone. Il castello di Barisciano, assieme al vicino castello di San Pio delle Camere, rappresenta un affascinante esempio di architettura difensiva del genere castello-recinto. Esso è ormai ridotto allo stato di rudere, ma ciò che rimane rende il sito ugualmente affascinante. La pianta era originariamente quadrangolare, con un torrione principale da cui partiva la cortina muraria spezzata da torri di fiancheggiamento. Ancora visibili sono le mura di cinta, il puntone pentagonale e le torri. In epoca successiva a quella di fondazione del fortilizio, venne costruita, addossata alla cortina muraria, la Cappella di San Rocco. Intorno al XVI secolo la struttura dovette essere abbandonata, non essendovi più necessità difensive alle quali far fronte. Il castello è oggi allo stato di rudere, ma il sito merita comunque una visita sia per la particolarità della sua collocazione strategica sia per la presenza dei suggestivi resti, importante testimonianza delle fortificazioni medievali abruzzesi.

Fossa Castello recinto

Fossa Castello recinto Fossa deve la sua denominazione alla dolina carsica su cui il paese è stato fondato. Non abbiamo notizie sul nuovo nucleo abitativo che andò a sostituire l’antica prefettura romana dell’ Aveja. Quasi certamente fu un processo d’insediamento causato dalle alluvioni che procurarono l’impaludamento delle campagne sottostanti.
Alle stesse si andarono ad aggiungere le invasioni barbariche che definirono, come avvenne per i molti borghi altomedievali, l’arroccamento del borgo sul monte per esigenze difensive e di dominio. Fu la stessa Aveja a fornire molto del materiale per le nuove costruzioni come si evince dagli elementi di spoglia presenti su molti edifici. L’insediamento originale è stato fatto risalire agli inizi del XII secolo ed era essenzialmente costituito dal recinto fortificato, con il mastio sulla sommità e dalle sue unità abitative. Il castello elevato superiormente di alcuni metri rispetto all’abitato assumeva originariamente una forma trapezioidale. Le mura perimetrali erano alte tra gli 8 e 10 metri e spesse oltre un metro. Non avevano finestre esterne e nell’estremità del torrione erano tirate a rocca, con mura merlate e passo interno di ronda. Due torri a pianta quadrangolare si trovavano negli angoli bassi del trapezio, le stesse oltre a di avere una funzione di avvistamento erano utilizzate anche come nuclei abitativi. Lo stesso torrione circolare assumeva funzioni difensive con un altezza di ben 17 metri e con oltre 8 metri di diametro. Il torrione non aveva porte ad esso si accedeva attraverso una scala a pioli ritirabile internamente, e poi riutilizzata per ogni piano per una maggior sicurezza difensiva, mentre con un ponte levatoio poneva in comunicazione con il passo di ronda murario. Infine due piccole torri vedetta si ergevano a nord e al di fuori delle mura stesse. L’ingresso principale si andava ad aprire sulla cortina di nord-est. Oggi fa bella mostra di sé con le possenti colonne e l’arco ogivale, ma originariamente doveva essere fornito anche di una porta frontale in legno che si poteva chiudere dall’interno con un portone girevole su cardini di pietra.
L’antico stemma del borgo fortificato di Fossa raffigurava  una torre, con mura, porta chiusa e pennoni alle sommità, sovrastante una mezza luna la quale stava a significare: castello di notte. Infatti è esattamente il torrione a definire la fisionomia del piccolo borgo, che ancor oggi viene da esso sovrastato al di sopra della mezza costa pedemontana, e certamente personalizzato da esso, in una ancora sentita richiesta di autonomia non solo dai più grandi ed importanti castelli del territorio limitrofo ma anche dalla vicina città dell’Aquila. L’ efficienza del castello dovette durare fino a tutto il XVI sec. : il tracollo venne di certo definito oltre che dall’invenzione delle armi da fuoco anche dallo sviluppo dei traffici e dei mercati che ruppero definitivamente quella che fu la chiusa economia alto medievale. Le scritte fasciste Come molti altri paesi dell’entroterra aquilano le mura di Fossa vennero coperte da motti fascisti che ancor oggi in maniera più o meno lacunosa sono lasciati quantomeno a monito degli scempi passati.

L'Aquila Forte spagnolo*

L'Aquila Forte spagnolo*Il Forte Spagnolo, anche noto come Castello Cinquecentesco[1], è una fortezza dell'Aquila. Venne costruito nel corso di un grandioso progetto di rafforzamento militare del territorio avvenuto durante la dominazione spagnola in Italia meridionale nella prima metà del cinquecento.
Mai utilizzato per scopi bellici, fu utilizzato nel Seicento come residenza del governatore spagnolo e successivamente come alloggio per i soldati francesi nell'Ottocento e tedeschi durante l'ultima guerra mondiale. Restaurato nel 1951 ad opera della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie d'Abruzzo e Molise[2], è divenuto sede del Museo Nazionale d'Abruzzo, il più importante della regione, ed è sede di mostre e convegni. Al suo interno trovano posto anche un Auditorium e una Sala Conferenze. Nel 1532, il nuovo viceré del Regno di Napoli, Pedro Álvarez de Toledo, volle infatti predisporre un funzionale impianto di fortificazioni rendendo più potenti e più moderne le strutture preesistenti, specialmente lungo la fascia costiera[non chiaro], adeguandole all'evoluzione delle tecniche ossidionali, realizzando nuove opere che potessero reggere l'attacco della moderna artiglieria delle armi da fuoco. Furono chiamati a partecipare alla realizzazione di questa immensa opera difensiva i più famosi architetti militari dell'epoca, la maggior parte dei quali provenienti dalla Spagna.
La rivolta del 1527 a favore dei francesi, si dimostrò ancora una volta un abile pretesto[7] colto dagli spagnoli per condannare la città a sostenere totalmente le spese della costruzione del nuovo castello, versando 100.000 ducati annui. Nel 1534 fu incaricato del progetto l'architetto, nonché capitano dell'esercito di Carlo V, Pedro Luis Escrivà (Escribàs) di Valencia[8].
La costruzione, che necessitava di enorme spazio, comportò la distruzione di un intero quartiere[9]. Addirittura, per la costruzione degli enormi cannoni posti a difesa della fortezza vennero fuse le campane della città, tra cui la grande Campana della Giustizia posta sulla Torre Civica[9]. Nelle intenzioni del viceré, il Forte doveva assolvere una duplice funzione: quella di baluardo difensivo nell'estremo confine settentrionale del regno di Carlo V, e quella di punto di controllo per il traffico della lana lungo l'asse che collegava Napoli a Firenze.

Navelli Palazzo fortificato Santucci

Navelli Palazzo fortificato Santucci primi insediamenti italici nella zona di Navelli si fanno risalire ai Vestini intorno al VI secolo a.C., quando nella zona sottostante l'attuale paese si trovava il vicus Incerulae[4]; come traccia di queste origini si ha un'iscrizione in dialetto vestino conservata nel Museo Archeologico di Napoli e risalente al III secolo a.C. che cita un tempio italico dedicato a Hercules Iovius nel sito dell'attuale Chiesa di Santa Maria in Cerulis[5].
L'attuale paese fu fondato dall'unione in epoca medievale (VIII-X sec.) di sei villaggi: Villa del Plano, Villa della Piceggia (o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di Santa Lucia, Villa del Colle e Villa di Turri[6]; come traccia dei villaggi originali, nella piana restano alcune chiese medievali, come quella di Santa Maria in Cerulis citata già nel 787 sul Chronicon Vulturnense.
I villaggi originali si riunirono in un unico castello, costruito sul colle dove tuttora si trova il paese, già citato nel 1092 una bolla del Monastero di San Benedetto in Perillis. La fortezza era dotata di una torre che, in epoca rinascimentale, venne trasformata nel campanile della chiesa parrocchiale. Sulle rovine del castello, poi, fu costruito nel 1632 il Palazzo Baronale.
Le abitazioni vennero costruite in epoca medioevale nella zona della “Villa di Piceggia grande”, ampliandosi in epoca rinascimentale verso la “Villa di Piceggia piccola”: le due zone, medievale (l'attuale “Spiagge grandi”) e rinascimentale (“Spiagge piccole”), sono ancora distinguibili nell'abitato.
Il castello di Navelli appartenne alla Diocesi di Valva e nel 1269 partecipa alla fondazione del Comitatus Aquilano nel Quarto di Santa Maria. Per sedare i conflitti relativi al pagamento delle decime, il 29 agosto 1424 passa da quella di Valva alla diocesi di L'Aquila su iniziativa di Papa Martino V.
Nel 1423 il Navelli si difese dalle truppe di Braccio da Montone, arrendendosi senza però essere espugnata; per onorare la resistenza all'assedio, venne concesso dalla Regina Giovanna II di Napoli di inserire nello stemma del paese la scritta “Navellorum Merito Coronata Fidelitas”.
Il 4 e 5 dicembre 1456 un disastroso terremoto distrusse numerosi centri, alcuni dei quali mai più ricostruiti. Nel 1498 il Castello di Navelli fu cinto da mura; una delle cinque porte del paese (la Porta Villotta o Porta Sud) fu in seguito inglobata nel Palazzo Onofri

Calascio Rocca

Calascio Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, nel territorio del comune di Calascio (AQ) all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ad un'altitudine di 1.460 metri s.l.m. È conosciuta per la presenza della rocca, una delle più elevate d'Italia, e dell'antico borgo sottostante, oggi disabitato[1].
La fondazione della rocca si fa risalire all'anno 1000[1] anche se il primo documento storico che ne attesta la presenza è datato 1380. La struttura originaria era costituita da un torrione isolato di forma quadrangolare a pietre già squadrate ed aveva funzione di torre d'avvistamento[2].
Nel XIV secolo è possedimento di Leonello Acclozamora della baronia di Carapelle[2]. Successivamente, verso la fine del XV secolo, venne concesso da re Ferdinando ad Antonio Todeschini della famiglia Piccolomini[3] che rafforzò la fortificazione dotandola di una cerchia muraria in ciottolame e quattro torri di forma cilindrica ad uso militare[2]. Durante questo periodo la rocca vide crescere il proprio peso economico, poiché posta a controllo dei capi di pecore coinvolti nella transumanza sulla direttrice del regio tratturo per Foggia, ed ai suoi piedi si sviluppò un piccolo borgo, a sua volta cinto da mura[4].
Nel 1579 la famiglia Medici acquistò per 106.000 ducati la rocca ed il vicino borgo di Santo Stefano di Sessanio al fine di estendere i propri possedimenti per sfruttare il commercio della lana[5]. Nel 1703 venne devastata da un violento terremoto in seguito al quale l'area più alta del borgo venne abbandonata e buona parte della popolazione si trasferì nel vicino paese di Calascio[4], la cui nascita è collegata alla distruzione della rocca[2].
Nel XX secolo anche le ultime famiglie rimaste abbandonarono il borgo e la rocca rimase disabitata[4]. Sul finire del secolo però, anche sull'onda del successo derivato dall'ambientazione di alcuni film (su tutti Lady Hawke del 1985), alcune abitazioni sono state recuperate ed altre sono state convertite a strutture ricettive; il castello, inoltre, ha subito un'importante operazione di restauro e consolidamento ed è oggi una delle principali attrazioni turistiche della zona[4].




 


 
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